I giornali durante le guerre e dopo




La prima guerra mondiale

La guerra del 1914-1918 segna una pausa nella pubblicazione e diffusione dei giornali.
La mobilità del lavoro, la carenza di carta e altre difficoltà fecero si che il ministero della Guerra imponesse controlli e sanzioni o persino titoli vietati.

Il rifiuto di accedere al fronte per agenzie e fotografi porta anche a una carenza di immagini. Questa censura è accompagnata dalla partecipazione della stampa alla propaganda, con un duraturo scredito sulla professione.
Inoltre la stampa, tra le due guerre, vede stagnare la sua diffusione e abbassare il numero dei suoi titoli.

L’aumento dei prezzi e la crisi dei lettori influenzano i quotidiani politici, ma salvano quelli regionali e settimanali. Molti titoli sembrano esprimere posizioni radicalmente opposte in un contesto di tensioni politiche e sociali internazionali.

La seconda guerra mondiale

La debacle del giugno 1940 fa precipitare la stampa in una crisi senza precedenti. Quasi tutti i titoli più importanti scompaiono: attacco, collaborazione, censura, propaganda di stato e rigoroso controllo delle opinioni fanno precipitare il declino della stampa.

Il pubblico mostra il suo interesse per qualsiasi informazione non ufficiale, proclamando così il successo della stampa resistente, ma illegale letta nonostante la repressione. È a questi titoli, che portano un requisito di rottura e rinnovamento, che la stampa deve la sua salvezza dopo la guerra.

Dopo la guerra

Alla liberazione, il numero dei giornali esplode con il ripristino della libertà di stampa. Per rompere con gli eccessi dei precedenti regimi, la stampa ottiene uno status che garantisce la sua indipendenza nei confronti dei poteri.

I nuovi titoli favoriscono l’avvento di giornalisti ed editorialisti, giornalisti prebellici o nuovi arrivati. Il successo è per i titoli associati ai conflitti del tempo.

In parallelo con la stampa di informazioni, si sta sviluppando una stampa specializzata illustrata, mentre la televisione si sta lentamente imponendo. Questa stampa per il tempo libero, come L’Équipe, Elle o la stampa per un pubblico giovane, accompagna i cambiamenti sociali.
La qualità del giornalismo aiuta a arginare una crisi latente nella stampa. Oltre al contributo di redattori e editorialisti, il successo delle notizie proviene da relazioni, soprattutto sociali e politiche, a cavallo degli anni ’60: la progressiva liberalizzazione della morale, l’accelerazione degli eventi sullo sfondo della guerra fredda e delle lotte portano argomenti più diversi per soddisfare nuove aspirazioni culturali.

La stampa dal 1700 al 1900




Dall’Ancien Régime alla rivoluzione

Dal XV secolo vi è un’ ampia diffusione delle notizie sotto forma di fogli o cartelli.
Questa è come una serie di dispacci venuta dalle grandi città europee, e nel 1631 appare la prima informazione periodica francese, la Gazzetta Teofrasto Renaudot.
Durante questo periodo, strettamente controllata dal potere reale, la stampa cresce lentamente nelle società di corte. Con l’illuminismo vi è un primo boom, segnato dalla prima informazione quotidiana, il Journal de Paris nel 1777.
Con la Rivoluzione francese e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, il 24 agosto 1789, nasce la libera comunicazione del pensiero e la libertà di stampare le sue opinioni. Nel 1791, l’Assemblea Costituente regola la libertà di stampa che era in piena espansione, i giornali di tutte le tendenze stanno proliferando, e aumentano i lettori.
La censura, tuttavia, si indurisce sotto il terrore, e si estende, più o meno attenuata sotto il Direttorio e l’Impero, e in questo periodo crolla il numero di giornali.

Verso l’età d’oro della stampa

Nel corso del XIX secolo, la stampa si sviluppa in Francia ed è diventata un canale di comunicazione molto diffuso. Nuovi dispositivi economici e forme editoriali senza precedenti stanno sconvolgendo le modalità di comunicazione.
Concentrandosi sul “Grands Boulevards” di Paris,la diffusione dei giornali avviene per le strade attraverso banditori, o locali dove famosi giornalisti come Alphonse Karr e Aurelien Scholl animano dibattiti in diretto contatto con la notizia. Primo oratorio, il giornalista fa un passo verso 1885 con l’emergere del modello editoriale anglosassone e la professionalizzazione della trasmissione dei dati.
La figure del reporter appare, nonché nuove forme comunicative, come l’intervista.

Il 1900

Varie innovazioni industriali ed economiche, quali linotype rotante o giornale fanno del giornale nel 1900 un prodotto redditizio e in buon ordine. La legge del 29 luglio 1881 sulla libertà di stampa consente inoltre ai giornali di ottenere un posto di rilievo nelle città tra il 1881 e il 1914. I giornali importanti hanno un’unità completa compresa la stampa, il trasporto, la trasmissione, corrispondenti.

Il giornale è ora aperto a tutte le classi sociali. La stampa è diventata una temuta “quarta potenza” della politica. La cultura del giornale è al suo apice: dopo la prima guerra mondiale, la stampa non potrà mai trovare lo stesso livello di diffusione e influenza.

Nascita della stampa femminile




La prima stampa femminile

Tra il XVII e il XVIII secolo, la stampa femminile apparve in una forma mondana e letteraria. Fu solo nel 1879 che il quotidiano Le Petit écho de la Mode fu trasformato in un settimanale pratico per madri e casalinghe in modo che la stampa femminile potesse davvero decollare. Dobbiamo questa improvvisa divulgazione all’inserimento di una nuova telenovela rimovibile. Potrebbe essere interessante ricordare che Emilie Zola ha anche pubblicato i suoi romanzi in feuillettons. I Goodies fecero il loro debutto nel 1893 in The Small Echo of Fashion, con l’introduzione di un modello per sarte. La moda sarà all’origine della prima mail dei lettori nota anche come posta del cuore. Il modello della stampa femminile contemporanea è già in fase di definizione.

La stampa femminista

Il giornalismo femminile moderno fu inaugurato nel 1905 da La Fronde, che mescolava affermazioni femministe, cronache storiche, pagine di borsa e resoconti in diretta delle fabbriche. Durante il periodo tra le due guerre, le donne pesano più pesantemente sugli acquisti delle famiglie. I giornali stanno quindi cercando di raggiungere questa nuova clientela. Tra il 1968 e il 1976 le donne vivendo sconvolgimenti attraverso la massiccia femminilizzazione del settore terziario, con più di scolarizzazione per facilitare l’accesso all’istruzione superiore, e la rivoluzione sessuale con la legge che legalizza la contraccezione nel 1967 La stampa non si adatta abbastanza rapidamente alle sue linee editoriali e perde molti lettori. I giornali che raggiungono gli strati più alti della popolazione sono i più colpiti. In effetti, le donne provenienti da ambienti opulenti sono tra le prime ad aderire a una forma di femminismo di protesta e trovano la stampa inadatta.

Dove è andata la stampa femminile impegnata?

Contrariamente a quanto potrebbero suggerire le attuali copertine di Elle, questa rivista è stata la prima a occuparsi dei problemi sessuali femminili. All’epoca, il counseling di sexo non riguardava solo informare queste signore delle preferenze di questi signori, contrariamente a quanto leggiamo oggi. Altrettanto sorprendente per chi ha visto questa saggia rivista trascinarsi sul tavolo della sala da pranzo: nel 1954, Marie-Claire sosteneva l’emancipazione delle donne e la loro promozione nella società. Più tardi, nel 1977-80, creò un quaderno interamente dedicato alle notizie femministe che trattavano argomenti come il lavoro, il divorzio, la contraccezione e persino l’aborto. Cosa è successo a questi titoli  che perdono oggi tanto del loro sapore? Nel 1982, i titoli “high-end” proclamarono la morte della lotta femminista e il ritorno della femminilità. Madame Figaro è nata e si presenta come una guida per il ritorno al “buon chic, buon tipo”. Almeno questo è ciò che apprendiamo nel piccolo libro su The Women’s Press Collection.